68th Daytona Bike Week - Daytona Beach  - 27 feb/8 marzo

Questo è il reportage di due italiani che vivono negli States, Morris e Antonio. Ci hanno inviato una tonnellata di foto, noi abbiamo scelto le più belle e significative. Non ci sono foto sui tanti bike show o sugli eventi clou, ma la descrizione è sincera e affascinata. Un grazie a loro due e una buona visione a tutti voi.
''La Daytona Bike Week è sicuramente l’evento più grande, più pazzo e più emozionante a cui abbiamo mai partecipato!
Ma procediamo con ordine. Dopo quasi sette mesi di vita negli States finalmente si parte per il primo grande evento a lungo raggio. Affrontiamo questa bella avventura in due, Morris ed Antonio. Antonio è un harleysta italiano che vive da un anno e mezzo con la famiglia qui in Maryland.''
''Il giorno prima della partenza si abbatte sul South of Maryland la bufera di neve più forte di tutto l’inverno. In meno di mezza giornata siamo circondati da più di trenta centimetri di neve. L’unica soluzione che abbiamo, purtroppo, è quella di rinviare la partenza di un giorno. Dopo aver aspettato che il ghiaccio mollasse un po’ la presa sull’asfalto, finalmente nella tarda mattinata di mercoledì quattro marzo riusciamo a partire. Per tutta la giornata la temperatura non è salita oltre i meno quattro gradi. Prima di raggiungere l’Interstate-95, che ci porterà dritti dritti a Daytona, percorriamo un centinaio di miglia di strade statali dove la possibilità di formazione di black ice è decisamente concreta. Una volta sulla I-95 da un grosso truck (quelli a diciotto ruote per intenderci) si stacca un lastrone di neve ghiacciata che investe in pieno la Street Glide di Antonio. A parte un grosso spavento si è risolto tutto senza conseguenze.''


''Percorriamo in meno di otto ore più di 400 miglia e passiamo la notte proprio sulla linea di confine tra North e South Carolina. Dove ci fermiamo c’è giusto un motel, un distributore di benzina e niente altro.
Il giorno dopo la temperatura è ancora bassa ma fortunatamente più ci muoviamo verso sud e più migliora. Arrivati in Georgia ci liberiamo finalmente di tutta l’attrezzatura termica.



A metà del pomeriggio raggiungiamo Daytona e dopo aver piazzato la tenda nel cortile della Club House di un locale MC, ci dirigiamo subito verso il Daytona Beach Municipal Stadium dove si svolgono le gare di Flat Track. Arriviamo giusto in tempo per l’inno Americano e dopo qualche minuto iniziano le batterie in programma. Non avevamo mai visto nulla del genere e dobbiamo dire che è veramente impressionante.''









''Ad ogni partenza il rumore delle moto allineate fa tremare lo stadio. L’abilità dei piloti è sorprendente, piegare le moto in quel modo e a quelle velocità non è sicuramente una cosa semplice. C’è da dire che ogni tanto qualcuno è finito a terra in malomodo ma per fortuna mai nulla di grave.
Andiamo via che sono le dieci e il nostro pensiero prima, e le nostre moto dopo, corrono verso la Main Street.



Seguendo la International Speedway Blvd passiamo sopra il lungo ponte sull’Halifax River e in pochi minuti siamo sulla Main Street. Il numero di moto è incredibile ma ancora più incredibile è il numero di persone che si trovano qui. Pur avendo letto per anni di Daytona non era possibile immaginarsi qualcosa del genere. La Main Street non è molto lunga ma sui suoi due lati lo spettacolo è garantito dal numero esagerato di locali, di concerti e di stand che ci sono.

Ci buttiamo subito nella mischia e viviamo ad uno ad uno tutti i bar e i saloon che ci sono. Tra i tanti spiccano sicuramente il Boot Hill Saloon, Dirty Harry’s e il Froggy’s Saloon. Non è possibile dire quale sia il migliore, ognuno a modo suo è unico, la musica dal vivo accompagnata da bariste vestite quasi sempre in chaps e culotte, sono gli elementi che li accomunano. In alcuni bar ci sono dei piccoli palchi sui quali ballano delle ragazze alle quali basta allungare qualche dollaro per ricevere in cambio una ‘strusciata amichevole’. Con un pò di stupore abbiamo visto più di una donna avvicinarsi a questi palchi.''
''Se capitate da quelle parti portatevi una buona scorta di collanine di plastica, ci sono diverse ragazze disposte a mostravi le tette per averne una. Probabilmente eravamo gli unici due biker a non averne neanche una con noi. Sicuramente abbiamo imparato una buona lezione per il prossimo anno!
Il passaggio di moto sulla Main Street è continuo, l’unica cosa anomala è che la viabilità è aperta anche alle macchine. Bizzarro ma vero, è possibile attraversare la Main Street con qualsiasi tipo di mezzo, con o senza marmitte, ma non è possibile fare sgasate, a meno che non si sia disposti a prendere una bella multa, cosa che tra l’altro è successa a parecchi.

Sfido chiunque a resistere alla tentazione di una sana sgasata sulla Main Street, anche se dopo la tua patente finirà in mano ad un ‘cop’ che ti invita a seguirlo per alleggerirti il portafoglio.''
 ''Concludiamo la serata al Boot Hill Saloon guardando la parte finale dello show offerto dagli Highway to Hell, cover band degli AC/DC. Veramente molto bravi! Chiudono con ‘Shot Down in Flames’ che continuo a canticchiare mentre rientriamo in campeggio. La prima cosa che abbiamo capito delle notti della Florida è che sono terribilmente umide e che l’escursione termica, rispetto alle temperature del giorno, è molto elevata. In pratica siamo morti di freddo! Il giorno seguente lo dedichiamo a girovagare tra le varie zone su cui è suddiviso il raduno.''


 

''Le distanze negli States sono sempre molto elevate; agli occhi di un europeo la disposizione delle varie location può sembrare dispersiva ma, per chi è abituato a fare dieci miglia per comprare un semplice gallone di latte, risulta tutto normale. Le ore scorrono via tra il River Front Park (dove oltre all’headquarters della Bike Week c’è anche l’Harley Davidson Traveling Museum) e l’Ocean Center.

Quest’ultimo è un’immensa struttura al coperto, a pochi passi dalla Main Street, esclusivamente dedicata al mondo Harley Davidson, dalla presentazione della gamma 2009, alla linea completa di abbigliamento, allo stand dell’HOG. Una cosa positiva che abbiamo scoperto è che presentando la propria tessera HOG si riceve gratuitamente un pacchetto regalo che tra le varie cose comprende anche la pin dell’evento. Questo non avviene solo a Daytona ma è un prassi per tutti i grandi eventi americani (considerando che qui negli States l’iscrizione all’HOG costa solo 45$ direi che non è male).''
 
   


 




''La giornata è molto calda e nel pomeriggio ci dirigiamo verso Ormond Beach per raggiungere Destination Daytona. Questo forse è stato l’apice dei tre giorni. L’area è vastissima, piena di stand e di espositori, ci vorrebbero solo due giorni per visitare tutto quanto. Il numero di Harley è esagerato, forse neanche per le celebrazioni del 105° a Milwaukee erano così tante. Non è semplice descrivere cosa ruota intorno a Destination Daytona.

La concessionaria è su due piani ed è talmente grande che al suo interno ci sono le scale mobili. Ovviamente è possibile trovare qualsiasi articolo marchiato HD, la possibilità di scelta è vastissima. Per non parlare poi dell’esposizione di moto, tutti i modelli in più colorazioni. Sembra che negli otto giorni già trascorsi della Bike Week abbia venduto più di 180 moto.
Fuori ci sono tutti gli espositori dei marchi aftermarket più conosciuti fino ad arrivare al mega store J&P Cycles.''
 
 ''Per la serata scegliamo di nuovo la Main Street e non ci sembra possibile ma ci sono ancora più persone della sera precedente.''


 
''Ci incontriamo con gli Amici della concessionaria H-D di Legnano, Igor, Christian e Dodo; è proprio bello potersi rivedere dall’altra parte dell’oceano in un contesto simile. Il copione è del tutto simile a quello della prima sera: birra, Harley e rock 'n' roll!

Un aneddoto simpatico è che in mezzo alle migliaia di biker presenti si aggirano più predicatori armati con tanto di croce e cartelli evocativi che cercano di persuaderci a trovare la retta via. Vagli a spiegare che noi siamo già salvi perchè ci troviamo in paradiso.''
   
 







''La mattinata di sabato la passiamo ancora dalle parti di Ormond Beach ma questa volta ci dedichiamo ai diversi locali presenti. L’Iron Hourse Saloon è stupendo, si tratta di una grande struttura in legno nella quale si può entrare con la moto e parcheggiarla vicino al palco dei concerti.

C’è anche una gabbia utilizzata per i burn out contest. Veramente un locale notevole.
Nel pomeriggio ritorniamo dalle parti della Main Street per il Rats Hole Bike Show. Ci fermiamo in un distributore di benzina dov’è parcheggiata una moto da strada con un posteriore mostruoso
(n.d.r. Hayabusa).

Purtroppo il traffico in entrata è talmente sostenuto che ci mettiamo più di due ore prima di arrivare e ormai lo show è terminato. Ci consoliamo una birra al Boot Hill Saloon mentre suona una souther rock band.''
''La nostra intenzione è quella di passare la serata nei saloon di Ormond Beach ma dopo un paio d’ore spese tra l’Iron Hourse Saloon e il Broken Spoke Saloon il richiamo della Main Street è irresistibile. Meno di mezz’ora è siamo di nuovo dentro il Froggy’s Saloon. C’è qualcosa di strano però. La gente è sempre tantissima ma non sono più in maggioranza biker; il passaggio è quasi tutto interamente fatto da moto da strada e macchine, Harley poche!'' 
 ''Quando ci svegliamo la domenica mattina realizziamo che la grande festa purtroppo è finita ed è ora di tornare a casa. Finiti di impacchettare i bagagli ci rimettiamo in viaggio in direzione nord. Lasciamo immaginare che delusione percorrere l’autostrada e superare parecchi trailer carichi di moto. Per fortuna però ci sono anche parecchie Harley che viaggiano al nostro fianco. La temperatura è alta e il viaggio scorre via che è un piacere. Pur essendo partiti nel primo pomeriggio, riusciamo comunque a macinare parecchie miglia e raggiungere in tarda serata Lumberton in North Carolina. Il giorno dopo ci mancano ancora 380 miglia per arrivare a casa; purtroppo scorrono via troppo in fretta, complice il fatto che la neve e il freddo che ci avevano fatto compagnia durante il viaggio di andata sono magicamente scomparsi. L’ultima sosta la facciamo a Richmond in Virginia dove pranziamo in un bel diner anni cinquanta.''

''Entriamo in Maryland attraverso l’Harry Nice Memorial Bridge sul fiume Potomac e ormai ci separano dalle nostre famiglie poche decine miglia di strade statali. Quando arriviamo siamo stanchi ma veramente felici dell’avventura vissuta. In sei giorni di viaggio abbiamo percorso 1843 miglia, speso 111$ di benzina e ben 3$ dollari di pedaggi autostradali. Il pensiero ora corre veloce verso il South Dakota in quella piccola località dal nome Sturgis, dove probabilmente rincontreremo parecchie persone che abbiamo avuto la fortuna di conoscere a Daytona. Prima di partire Tommy, un meccanico della concessionaria Harley di Hughesville in Maryland, parlando della Bike Week di Daytona ha utilizzato un solo aggettivo per descriverla, CRAZY!! Aveva perfettamente ragione...''

Saludos,
Morris e Antonio 

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