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Kultura
bikers |
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'EASY
RIDER' & The Chopper story |
| Il film Easy Rider del
1969 ha reso immortali le H-D, simbolo di una
generazione on the road che riassumeva in una moto un
ideale di libertà e indipendenza caratteristico di
quegli anni. Captain America e The Billy Bike, i
due Chopper rispettivamente di Peter Fonda e Dennis
Hopper rappresentano, nella lunga storia delle Harley
Davidson, un capitolo a sé, che come tale deve essere
vissuto.
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"Easy Rider: Libertà e
paura" 1969 (USA)
Regia: Dennis Hopper, con: Peter Fonda, Dennis Hopper,
Jack Nicholson
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Il trionfo (inatteso, incredibile) della irregolarità. Negli anni della
contestazione e del malessere giovanile emerge, per una sola volta, il fenomeno di un
attore rissoso, amico di James Dean, personalità difficile e infelice. Non lo conosceva
quasi nessuno. Lui, Dennis Hopper, riversò la rabbia che aveva in corpo in un film girato
con 400 mila dollari e la collaborazione di Peter Fonda. Ne venne fuori Easy Rider,
apologia sfacciata (e patetica) della cultura hippy. Negli Stati Uniti,
ma soprattutto in Europa, il film raccolse in breve tempo 40 milioni di
dollari. |
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"CAPTAIN AMERICA" E
"THE
BILLY BIKE"
Premio 'Opera Prima' per la miglior
regia al Festival di Cannes
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La Storia:
Sull'onda delle musiche in voga (Bob Dylan soprattutto), due ragazzi partono per New Orleans
a bordo dei loro chopper. Nel serbatoio d'uno dei due hanno infilato un tubo con la droga.
Attraversano mezza America, fanno incontri strani, si rifugiano in una comunità di
emarginati. Riprendono il cammino, finiscono in galera insieme a un avvocato alcolista
(un Jack Nicholson particolarmente ispido ed eccessivo). Rimessi in libertà ripartono,
subiscono un'aggressione di facinorosi cui gli hippies sono costituzionalnente ostici,
lasciano sul terreno il povero avvocato, arrivano alla meta e partecipano a tutti i riti
orgiastici del carnevale.Sulla via del ritorno si imbattono in due occhiuti amanti dell'ordine,
a bordo di un camion. Uno dei due imbraccia il fucile e li ammazza ridendo. La macchina da presa
si stacca dai chopper in fiamme e si alza nel cielo. Laggiù si continua a vedere un bagliore
rossastro: erano due vite umane. Il film è privo di vera struttura, si disperde nei meandri
delle allucinazioni (molte sequenze sono girate in 16 mm, e poi ingrandite e
quindi molto sgranate),
ma qualcosa di autentico - di profondamente 'eversivo' - riesce a trasmetterlo. (F.DiGiammatteo) |
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Chopper Story
Il "chopping",
arte della customizzazione del proprio bolide a
due ruote nacque appunto negli anni '60, quando,
in seguito al crescente mercato delle moto
d'importazione, l'H-D perse all'incirca
il 90% dei suoi profitti, concentrando le
vendite solo tra le forze di polizia, le
organizzazioni paramilitari e i cosiddetti
"outlaws", meglio conosciuti con i
soprannomi di "blousons noirs" e
"teddy-boys". Furono proprio gli
"outlaws", categoria rappresentata da
Fonda, Hopper e Nicholson nel film, gli
ideatori di questa nuova arte, insoddisfatti
delle performances delle loro moto di serie,
tanto da dedicare parecchi sforzi
all'alleggerimento dei telai e al
sovrapotenziamento dei motori. I risultati erano esemplari unici nel loro
genere, veri capolavori di meccanica e fantasia.
La moda poi si sparse, ampliando a dismisura il
concetto di customizzazione, che è tipico e
quasi esclusivo delle H-D, creando un enorme
mercato parallelo di produttori di accessori e
'stilisti' di bike.
A distanza di quarant'anni quest'arte è rinata,
non più a testimoniare uno stile di vita,
quanto piuttosto la passione e la creatività del
singolo che una Harley Davidson riesce a
ispirare.
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DENNIS
HOPPER |
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Dopo il grande successo di Easy Rider il reietto
Hopper si trovò al centro dell'attenzione, ma fu
così presuntuoso da dilapidare in un sol colpo,
con il film successivo, il capitale
fortunosamente accumulato. Per dieci anni si
esilierà in Messico, in compagnia della droga
che aveva esaltato nel film Easy Rider. (a lato,
Hopper artista nel 2003) |
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Hopper intorno ai 65 anni
ha incominciato a
dedicarsi all'arte. La sua è stata una vita spesa per il
cinema: ha interpretato oltre cento pellicole. Da 'Il
Gigante' a 'Basquiat', da 'Apocalipse Now' a 'Ed TV'.
Regista di film indimenticabili, dallo stesso 'Easy
Rider' a 'Colors'. Negli ultimi anni sceglieva
preferibilmente produzioni indipendenti. Quella
dell'arte è
una passione che si portava dietro fin da bambino, ma
soltanto alla fine ha deciso di esporre le sue opere in una
mostra allo Stedelijk Museum di Amsterdam. La mostra
raccoglieva 40 anni di fotografie in b/n, dipinti,
assemblaggi murali ed altro. Dovete sapere inoltre, che
gestiva, insieme al suo caro amico Peter Fonda, un gran
bel ristorante, il 'Thunder Road', a due passi da
Hollywood.
Dennis Hopper è deceduto
il 29 maggio 2010, nella sua casa di Venice in
California, all'età di 74 anni, per un tumore alla
prostata. Hopper era da tempo ammalato, gli ultimi
giorni sono stati molto duri: pesava solo 45 chili.
Pochi mesi prima aveva chiesto il divorzio dalla moglie
Victoria che, a suo dire, gli impediva di vedere la
figlia Galen di 6 anni. Dopo 50 anni di attività come
regista e attore, non aveva ancora una 'stella' sulla
famosa Walk of Fame. Sempre pochi mesi prima della sua
morte, a marzo 2010, la ''stella'' di Hopper è
stata posta sul marciapiede davanti all'Egyptian Theater
sul Hollywood Boulevard. |
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